Il Teatro Comunale Alfonso Rendano di Cosenza, teatro di tradizione, è situato in piazza XV Marzo, nella parte più prestigiosa del centro storico cittadino, sorto sulle pendici del colle Pancrazio. Nella bella piazza si affacciano altri edifici e monumenti di notevole importanza storica e artistica. Il Palazzo del Governo, sede anche della Provincia, edificato sul preesistente convento settecentesco di Santa Maria di Costantinopoli, il palazzotto che ospita l'Accademia Cosentina e la Biblioteca Civica, il cinquecentesco Palazzo Sersale-Telesio e la statua della libertà qui collocata in ricordo della sfortunata campagna dei fratelli Bandiera e dei loro compagni e dei moti risorgimentali del 1844. La costruzione del Teatro, progettato nel 1877 dall'ing. Nicola Zumpano, subì traversie di vario genere prima di essere portata a compimento definitivo, nel 1909, quando in una serata memorabile per la città si tenne l'inaugurazione della nuova struttura con la rappresentazione dell'Aida di Verdi. Costruito secondo i canoni classici del teatro sette-ottocentesco, con tre ordini di palchi, aveva belle decorazioni pittoriche e in stucco. In particolare, la decorazione del soffitto, realizzata dal pittore cosentino Enrico Salfi, presentava in distinti gruppi di figure l'allegoria delle tre arti sceniche: la Musica, la Danza e la Drammatica. Il sipario storico, dipinto dal napoletano Paolo Vetri nel 1901, e che si conserva ancora oggi, illustra l'arrivo a Cosenza, nel 1433, di Luigi III d'Angiò, duca di Calabria, e della sua giovane sposa Margherita di Savoia. Tramandano le cronache la triste storia della loro intensa storia d'amore e di passione tra le mura del castello cittadino che condusse l'infelice principe a precoce morte poco tempo dopo quel festoso ingresso. Nel 1935, il Teatro Comunale venne intitolato al nome del pianista e compositore Alfonso Rendano, nato nel vicino borgo di Carolei, e famoso perché inventore del terzo pedale indipendente. Fu autore dell'opera Consuelo e di altri pezzi sinfonici. Nel 1943, nel corso di una incursione aerea degli anglo-americani, il Teatro venne seriamente danneggiato dallo scoppio di una bomba e le sue suppellettili distrutte o saccheggiate. In seguito fu adibito a ricovero per gli sfollati. Fu l'inizio di un lungo periodo di abbandono che durò l'arco di un ventennio. I lavori di ricostruzione iniziarono nel 1953 su progetto dell'architetto partenopeo Ezio Gentile: il Teatro venne ricostruito secondo lo schema originario, tranne le modifiche rese necessarie dalle esigenze delle nuove tecniche costruttive, e impreziosito da begli stucchi e decorazioni che adornano tutti gli spazi interni. Fu ricavato, in corrispondenza dell'ultimo piano dell'edificio, un ampio ridotto. Fu edificato uno spazioso palcoscenico, dotato di una torre alta 22 metri. Nel dicembre del 1966, si tenne la nuova inaugurazione con un'eccellente rappresentazione della Traviata di Verdi, diretta da Armando La Rosa Parodi e interpretata da Virginia Zeani, Luciano Saldari e Lino Pugliesi. Nel novembre 1976, il Teatro venne riconosciuto, con decreto del Ministro dello spettacolo, teatro di tradizione, per la qualificata attività culturale e artistica svolta e per l'impulso dato alle locali tradizioni artistiche e musicali. Da questo momento, il Teatro ha accresciuto ulteriormente il suo ruolo di fulcro delle attività artistiche dell'intera regione. Nel corso del 2002-2003, è stato eseguito l'ultimo restauro della struttura: sono stati rinnovati l'ingresso e la caffetteria, è stato applicato il parquet e montato un nuovo soffitto in sala, sono stati rifatti camerini e servizi, è stato migliorato il palcoscenico, è stato realizzato un ascensore che permette l'ingresso alle persone in condizioni fisiche disagiate, sono stati applicati due nuovi lampadari in ingresso ed in sala, belle opere innovative realizzate dall'artista e designer milanese Fogini in metacrilato, una resina dalle qualità estetiche e cromatiche simili al cristallo ma infinitamente più leggera. Si è proceduto infine alla ridipintura della facciata che ha dato visibilità agli elementi che l'adornano e al monumentale stemma civico che la sormonta. In conclusione si può ben affermare che con la riapertura del Teatro si è restituito alla città e alla regione un elemento importante della identità culturale calabrese, perché il Rendano ha saputo conquistare un posto d'onore nella produzione e nell'offerta teatrale nazionale, rinverdendo i fasti di una città che è depositaria di antiche tradizioni culturali.